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Lunedì, 15 Giugno 2020

THE TALK: Il Futuro è Digitalizzato

THE TALK: Il Futuro è Digitalizzato

Due mesi fa ci eravamo lasciati con un'anticipazione del "cammino virtuale" intrapreso da Gismondi 1754. A che punto siamo?
Questo è per noi un momento molto importante per riprogrammare il futuro e rivedere piani industriali. L'anticipazione dell'ecommerce di un anno rispetto a quanto avevamo stabilito a inizio anno, è una decisione figlia di quanto abbiamo vissuto negli ultimi mesi. Il Covid ha cambiato in modo permanente il modo di fare business, accelerando di molto il nostro percorso di digitalizzazione.

In cosa consiste il vostro recovery plan?
Il recovery plan prevede l'attuazione di diversi punti. Uno di questi è proprio la necessità di accelerare il processo di digitalizzazione e l'approdo nelle vendite online, con piattaforme di riferimento come Moda Operandi. L'accordo firmato con il colosso americano prevede una precisa strategia, con la presentazione ufficiale del brand attraverso la formula del trunk show, al fine di raggiungere una clientela mirata e introdurre il brand in modo primario.
A questa operazione di aggiunge il lancio del nostro ecommerce, sviluppato nel giro di un mese e accelerando di molti i tempi che ci eravamo dati inizialemente (il lancio era inizialmente previsto nel 2021).

Con quale linea siete partiti per il vostro ecommerce?
Il prodotto che abbiamo inserito, e che stiamo inserendo progressivamente, è legato a un progetto charity a sostegno dei bambini, per sottolineare quanto l'attenzione verso il prossimo sia sempre più al centro del nostro modo di fare business. Un impegno e un'attenzione nei confronti del cliente e delle persone in generale. Avendo tantissime referenze, entro l'estate inseriremo progressivamente altre linee di prodotto, perché vogliamo che il nostro cliente sia sempre sorpreso. Non ci piace svelare tutto subito, ma vogliamo raccontare piano piano quello che andremo a inserire sulla piattaforma.

Anche se siete solo all'inizio di questo percorso, riesce già a tracciare un profilo del cliente digital?
È ancora prematuro. Per definire il profilo ci vuole uno storico importante, ma posso già dirle che ci siamo resi conto di un elemento importante, di cui eravamo in parte un po' consapevoli: il prodotto che si vende in autonomia, in modo indipendente, rientra in una fascia prezzo tra i 5-6mila euro. Ma per i prodotti di fascia più alta, con un prezzo intorno ai 20mila euro per i quali l'ecommerce è sempre stato una chimera, abbiamo lanciato le camere virtuali ossia incontri digitali organizzati direttamente con i nostri clienti. Per questo tipo di vendita virtuale garantiamo la massima assistenza, affiancando il cliente in tutto il processo con continui follow up e un lavoro bespoke su misura per la clientela più esigente, che desiderano incontro digitale o di persona. È una nuova frontiera nella quale credo fermamente, una versione più moderna dell'ecommerce.

Quanto contano i social per raggiungere i clienti?
I social media oggi sono il mezzo più forte. La nostra immagine è facilmente correlabile con quello che è il ricordo. Con Instagram entriamo nelle case per raccontare chi siamo, comunicare il nostro messaggio che ruota intorno al made in Italy, la nostra riviera, la costa. Non nascondo il fatto che abbiamo progetti legati a nuovi social media che ci permetteranno di avvicinarci a un cliente più giovane per far sì che cresca con il marchio, e che sia pronto quando avrà la possibilità di acquistare un gioiello in maniera indipendente.

Questo vuol dire che Gismondi 1754 sta già pensando al cliente di domani?
Vogliamo un prodotto che parli la lingua dei ragazzi, che sia estremamente easy-to-wear, dallo stile contemporaneo, con materiali nuovi e che abbini i diamanti a nuove leghe tipo titanio. È un concetto diverso dall'high jewelry, molto innovativo e fresco ma sempre con diamanti che, ripeto, vanno abbinati a materiali innovativi come la ceramica. Pensare al cliente di domani vuol dire parlare la loro lingua che stilisticamente vuol dire per esempio utilizzare smalti fluo e linee che puntano su monorecchini e piercing, come stiamo già facendo. Ai nostri clienti del futuro dobbiamo regalare un ricordo, cambiando modo di comunicare, il gusto, per avvicinarli già in giovane età. Puntiamo tutto in questa direzione per entrare in sintonia con loro, altrimenti non li raggiungiamo. Se iniziamo a parlare la loro lingua si interessano, si ricordano del marchio e lo abbinano a un modo di comunicare. Nel nostro segmento questo passaggio nessuno lo fa.

Parliamo di mercati. Avete da poco concluso un accordo con Moda Operandi e siete molto presenti nel Middle East...
Moda operandi ha un modo molto innovativo di fare ecommerce, in linea con la nostra mentalità anche nel modo di coinvolgere i clienti. Per introdurre e promuovere il marchio utilizzano la formula del trunk show che dura diversi giorni, durante i quali i clienti sono invitati a partecipare. La gestione della vendita è gestita completamente da loro, grazie anche alla ricchezza dello storytelling del brand che contribuisce a dare ulteriore valore alla vendita. In Middle East abbiamo diversi concessionari e a Doha abbiamo firmato un accodo con Al Fardan mentre la Cina è ancora da aprire completamente, ma vogliamo fare con calma.

Da dove deve ripartire la gioielleria italiana e cosa le manca?
Dobbiamo ripartire dalla nostra storia legata all'italianità che rappresenta la forza delle PMI italiane, vere custodi del made in Italy e dell'artiginalità. Negli anni '80-90 abbiamo esportato tutto il nostro know how e decentrato le produzioni. Dobbiamo tornare al passato da un punto di vista di prodotto, di approccio al cliente, e tornare a quello che era prima della grande rivoluzione commerciale. Tornare a pensare che siamo i più bravi e ripartire ricreando aziende che producono gioielli fatti in Italia, da italiani. Senza scendere a compromessi. La comunicazione poi è alla base di tutto quello che regge un'azienda. Se si comunica bene non si può fallire e questo ce lo dimostrano tante aziende che non hanno prodotto ma sanno comunicare. Quindi, tornare al passato nel pensare al gioiello e nel vivere il rapporto con il cliente che dve essere di massima sincerità. Pensiamo alle grandi maison che hanno creato qualcosa di globale, partendo dalle basi, con relazioni e sincero interesse per quello che è importante per il cliente, senza scendere a compromessi per la qualità del prodotto e il suo sviluppo.

Questa fase è stata definita phygital. Cosa ne pensa?
Se penso alle fiera posso dire che in generale deve regalare un'esperienza ai propri clienti. Non può essere una fiera fine a se stessa, nella quale si organizzano incontri e basta. Il cliente va coccolato creando sinergie per far vivere quei giorni come indimenticabili. L'interazione tra fiera fisica e digitale dovrà comunque sempre tenere conto del valore della relazione perché per un'azienda nuova come la nostra, che deve farsi conoscere, l'incontro fisico è fondamentale e la fiera ha ruolo determinante. Ma penso che, superati i primi anni, la fiera debba dare qualcosa in più e facendo subentrare un servizio di esperienza unica. Le relazioni sono frutto del nostro lavoro e più si gioca ad alti livelli, più sarà fondamentale. Per le aziende che vorranno crescere e saranno riconoscibili a livello globale, sarà strategico il connubio tra la relazione digitale e la relazione personale, ma alla base ci vuole l'esperienza. Vendiamo un bene superfluo e per venderlo devi saper creare l'attesa.

Intervista di Federica Frosini, Editor in Chief VO+
Intervista di Lorenza Scalisi, Senior Editor VO+
Intervista di Antonella Reina, Editor VO+

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