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Giovedì, 04 Giugno 2020

THE TALK: Premiato lo Sforzo del Made In Italy

THE TALK: Premiato lo Sforzo del Made In Italy

Dal suo osservatorio di imprenditrice e Presidente della sezione oreficeria e gioielleria di Confindustria Toscana sud, qual è lo scenario che ci si sta presentando?
Sono sempre stata una persona molto positiva, ma non lo sono cosi tanto perché non siamo affatto fuori dal tunnel. La situazione per molte aziende del distretto di Arezzo votate all'export è molto incerta, perché i mercati mondiali non hanno ripreso. E le aziende di conseguenza viaggiano a ritmi molto ridotti. Non ci sono ancora le operatività dei voli quindi su mercati come Dubai, che per me rappresenta l'hub di smistamento con tutti i Paesi del mondo arabo e con l'Africa, la situazione è sospesa. Siamo in attesa che riprenda l'operatività e la normalità. Per il mercato americano la situazione è leggermente diversa perché una parte delle vendite viene fatta online, attraverso i canali televisivi e tramite catalogo che si sta rafforzando come percentuale di vendite, ma ancora non possiamo parlare di ripresa e ritorno alla normalità.

Ci sono differenze e analogie con gli altri comparti del sistema lusso?
Gioiello, moda. Facciamo tutti parte del comparto del lusso quindi uniti da analogie e similitudini. Certo il lusso è difficile da far ripartire perché non è un bene primario, ma c'è sempre una clientela di fascia alta che continua comprare.

Su cosa dobbiamo puntare?
In questa fase e nelle successive dobbiamo puntare su qualità e made in Italy, perché credo che anche il consumatore finale punterà ad avere un oggetto unico e di qualità. La condizione generale, valida per tutti, è che si starà più attenti a quello che si compra. È come con il cibo: compriamo italiano e diamo importanza al piccolo. Così sarà premiato lo sforzo del made in Italy, che fonda la sua identità su quel tocco di artiginalità che fa la differenza. La vera analogia con la moda è proprio la qualità.

La ripartenza del settore si trova costretta a fare i conti anche con un prezzo dell'oro molto alto.
Le oscillazioni del prezzo dell'oro sono senza dubbio un fattore negativo per il distretto. Ma al di là del prezzo - 50 euro al grammo è fuori dalle logiche di mercato - in realtà il nostro nemico principale è l'instabilità. In questo momento va comunque affrontato tutto con un sorriso. In una situazione così confusa e grigia, il prezzo del metallo oggi non è la nostra priorità. Il punto legato al prezzo dell'oro è quello dei fidi con le banche. Fai un prezzo oggi ma non sai se tra un mese tornerà giù e in una fase di difficoltà come questa, complica molto la situazione.

Giordini come ha sfruttato questi mesi di lockdown, a cosa avete dato la priorità?
Siamo andati avanti con le nostre idee, i nuovi prodotti e le nuove strategie. Abbiamo drasticamente ridotto quelle spese che potevano essere tagliate, ma mantenuto intatti i costi legati alla progettazione, allo studio di nuovi progetti legati al prodotto. Per esempio, trovare i macchinari per industrializzare il processo e applicare le strategie. Credo in una gioielleria altamente tecnologica ma sempre con tocco di creatività che contraddistingue il nostro savoir-faire. Un insieme di innovazione, tecnologia, industrializzazione e artigianalità. Ci vogliono spalle grandi per investire in strategie e continuare ad andare avanti. Il mondo sarà diverso da quello che abbiamo lasciato.

Come sarà il mondo orafo?
Come dicevo prima, bisogna puntare sempre di più sulla qualità del prodotto perché sarà ciò che ci richiederà il consumatore finale. Anche l'approccio con il cliente andrà a migliorare grazie a un ulteriore passo legato alle tecnoogie. Con una prospettiva a breve e medio termine in cui i viaggi saranno ridotti, il rapporto con il nostro cliente sarà tutelato e salvaguardato dagli strumenti tecnologici che abbiamo oggi a disposizione. Sarà un futuro diverso. Nonostante io sia sempre a favore delle fiere tradizionali, non possiamo prescindere da nuove modalità di relazione e di comunicazione, che continuerà a cambiare e a offrirci opportunità che non possiamo non cogliere.

Quindi diamo anche una chance all'ecommerce?
L'acquisto di un gioiello online sta cambiando anche il modo di vedere le cose. È vero che un gioiello va visto e toccato, ma se conosci il prodotto, ora con la visualizzazione in 3D e con tutte le soluzioni high tech che abbiamo a disposizione, puoi far vedere un gioiello da tutti i punti di vista, che quasi sembra di toccarlo. Cercheremo sempre di comunicare preziosità e bellezza anche oltre la foto. Non sarà un percorso veloce ma sicuramente un cammino imprescindibile perché le nuove generazioni non hanno difficoltà a comprare online anche un oggetto di valore e noi dobbiamo approcciare il futuro con mentalità diversa.

Quali sono le principali difficoltà legate alla ripresa?
Le criticita ci sono, gli aiuti pochi e inadeguati alle difficoltà di questo momento. Non è una critica, ma alle aziende è stata data solo la possibilità di accollarsi i debiti. Anche la cassa integrazione da Covid, è stata anticipata da noi imprenditori. Le aziende hanno bisogno di tanta liquidità. L'aiuto è stato quello di poter chiedere finanziamenti, ma il merito creditizio aziendale richiesto dalle banche rischia che alcune aziende rimangano fuori. È stato concesso il fondo perduto per fatturati inferiori ai 5 milioni di euro, ma abbiamo chiesto che le aziende orafe vengano trattate al netto del prezzo della materia prima che ora è altissima. Siamo ancora in attesa di risposta.

Giordini è un'azienda che vanta oltre 50 anni di storia, con il 95% della produzione diretto all'esportazione, soprattutto in Africa e nei Paesi arabi. Come si vende in queste aree?
L'azienda è stata fondata da mia madre e ora la porto avanti con mio fratello Alessandro e i miei figli Jacopo e Costanza, che ha lanciato anche il brand Joelle puntando tutto sul digitale e approcciando il mercato con una mentalità completamente diversa dalla nostra. Giordini esporta il 95% nel mondo arabo (Dubai è l'hub distributivo per il Nord Africa e i Paesi arabi), mentre in Italia vendiamo agli esportatori, non andiamo al dettaglio. Il mercato africano rimane molto interessante perché le donne provano sempre gusto nell'indossare gioielli in oro. Più oro hai più sei facoltoso, non è solo un bene rifugio ma qui il gioiello in oro rappresenta ancora uno status e viene considerato parte della dote. Le criticità che incontriamo sono più legate al fatto che non possiamo vendere direttamente dall'Italia ma siamo costretti a usare hub distributivi come Dubai e la Turchia. L'Africa sarà il futuro della gioielleria. Comprano a peso anche se vendiamo pezzi parte di collezioni, ma per loro è importante poter dire che nel portagioie ho più di un kg d'oro. Costruisci sì una collezione, ma a guidare è sempre il peso.

Intervista di Federica Frosini, Editor in Chief VO+
Intervista di Lorenza Scalisi, Senior Editor VO+
Intervista di Antonella Reina, Editor VO+

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