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Mercoledì, 12 Gennaio 2022

Metalli preziosi: il palladio supera l’oro

Metalli preziosi: il palladio supera l’oro

Secondo l'ultimo focus Commodities rilasciato lo scorso dicembre 2021 dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, a cura di Daniela Corsini, CFA Economista - Materie Prime, da inizio anno le quotazioni dei metalli preziosi hanno registrato una flessione. La view negativa su oro e argento è causata da politiche monetarie più restrittive, che porta a una riduzione all'investimento sui due metalli. Per contro, si attende un parziale recupero di platino e palladio, grazie alla probabile accelerazione della domanda dal settore automobilistico. Pertanto, nell’ambito di un’asset allocation strategica a medio termine, il palladio viene preferito all’oro.

Oro e argento hanno subito pressioni al ribasso dovute al rafforzamento del dollaro americano e agli annunci di un’anticipazione della stretta monetaria da parte delle principali banche centrali. In effetti, le aspettative di un rialzo dei tassi scoraggiano gli investimenti in oro e altri asset infruttiferi, poiché ne determinano un aumento del costo opportunità. La visione negativa su entrambi i metalli dipende dunque dalla previsione di una stretta monetaria che continuerà a ridurre la propensione a investire in oro sui mercati finanziari. Il discorso vale anche per l'argento, non abbastanza forte per potersi decorrelare dall’oro, nonostante i promettenti fondamentali a lungo termine.

Nel 2° semestre 2021, anche le quotazioni di platino e palladio hanno subito una diminuzione, poiché la scarsità di semiconduttori ha avuto un impatto negativo più grave del previsto sulla produzione di autoveicoli e, di conseguenza, sul consumo di entrambi i metalli. Probabilmente i prezzi hanno toccato i minimi e attualmente si attende un parziale recupero delle recenti perdite subite, complice la probabile accelerazione della domanda dal settore automobilistico dovuta al graduale allentamento della crisi dei semiconduttori.

Secondo le stime di Johnson Matthey, l’85% circa della domanda di palladio proviene dalle marmitte catalitiche utilizzate per lo più nei veicoli dotati di motori a benzina, mentre oltre il 30% della domanda di platino proviene dalle marmitte catalitiche utilizzate per lo più nei veicoli dotati di motori diesel. Da inizio anno, i PGM (metalli del gruppo del platino) hanno registrato un ciclo di espansione e crisi. In effetti, nel primo semestre platino e palladio hanno sovraperformato gli altri metalli preziosi, poiché i produttori di autoveicoli hanno rapidamente incrementato gli acquisti per rifornire i magazzini e soddisfare i nuovi ordinativi, nonostante i primi segnali di rallentamenti lungo le filiere produttive dovuti alla carenza di semiconduttori.

Successivamente, con il passare del tempo e il consolidamento della ripresa mondiale, la scarsità di semiconduttori si è aggravata, costringendo i produttori di autoveicoli a rivedere al ribasso i piani di produzione e, in alcuni casi, a bloccare alcuni stabilimenti produttivi. Di conseguenza, la domanda di PGM si è drasticamente ridotta. Diversi produttori hanno rivisto al ribasso le proprie previsioni di output, alimentando il pessimismo sui mercati finanziari e dubbi sulla futura crescita di consumi di platino e palladio nel settore.

Nello scenario di base della Direzione Stud e ricerche di Intesa Sanpaolo, per il 1° trimestre 2022 si ipotizza un prezzo medio per il platino e il palladio rispettivamente di 1.025 dollari l’oncia e di 2.000 dollari l'oncia e, secondo le previsioni, nel 2022 le quotazioni potrebbero raggiungere un livello medio vicino a 1.075 dollari per il platino e 2.050 dollari per il palladio. Il palladio potrebbe aver toccato i minimi, poiché la soglia di 1.700 dollari dovrebbe rappresentare un forte supporto per il metallo. Per contro, il minimo di 950 dollari raggiunto a novembre è un debole supporto per il platino e riteniamo che il livello di 900 dollari costituisca un più solido livello minimo.

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