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Martedì, 29 Marzo 2022

Un cauto ottimismo sostiene il settore orafo

Un cauto ottimismo sostiene il settore orafo

Realizzata prima della guerra in Ucraina, ma aggiornata negli ultimi giorni, l'inchiesta conferma gli ottimi risultati del 2021: quasi il 60% degli intervistati o non ha subito cali del fatturato nel 2020 o li ha già completamente recuperati nel 2021. Rilevante è anche la propensione all’investimento, con il 60% dei rispondenti che dichiara di aver incrementato le proprie spese nell’ultimo biennio, nonostante la pandemia, diretti a sostenere una serie di interventi strategici in materia di formazione, capitale umano, digitalizzazione dei processi produttivi, R&D e valorizzazione dei marchi.

Le attese per il 2022 erano orientate positivamente, prima dello scoppio della guerra in Ucraina, con oltre il 73% dei rispondenti che si aspettava un ulteriore crescita del fatturato, in uno scenario che si presentava favorevole, in particolare per il segmento dell’alta gamma e su alcuni mercati, come gli Stati Uniti, tornati a essere i principali acquirenti del Made in Italy del gioiello.

L’emergenza creata dall’escalation bellica colpisce, pertanto, il settore in una fase molto favorevole, facendo emergere delle ombre in un quadro che resta nel complesso positivo: l’ulteriore inchiesta realizzata dopo il 24 febbraio, evidenzia come circa il 78% degli intervistati preveda un impatto negativo, legato in particolare all’incremento dei prezzi delle materie prime, tema che emergeva come principale criticità anche nelle risposte antecedenti al conflitto, insieme ai ritardi negli approvvigionamenti, che avevano portato il 40% dei rispondenti a ripensare le proprie forniture a favore degli operatori italiani della filiera.

La capacità di reazione degli operatori è comunque elevata: il 30% delle imprese pensa a modifiche organizzative in seguito allo scoppio del conflitto, in particolare attraverso una revisione dei canali di approvvigionamento, ma anche dei listini e dei canali di vendita.

Commenta così Giorgio Villa, Presidente del Club degli Orafi Italia: «I dati 2021 confermano quanto abbiamo percepito come imprenditori: quello orafo è un comparto che ha saputo reagire bene alle difficoltà, continuando a investire, innovare e puntando fortemente sul capitale umano. Questo ha consentito alle aziende italiane di arrivare strutturate ad affrontare questa nuova crisi. Sicuramente le incertezze e le criticità legate principalmente ai costi e alla disponibilità delle materie prime generano preoccupazioni, ma, come emerge dalla lettura dell’indagine qualitativa, permane nel settore un cauto ottimismo. Il momento è difficile per tutti ma c’è alla base un tessuto imprenditoriale sano e solido con prospettive reali e un sentimento positivo».

Aggiunge Stefania Trenti, Responsabile Industry Research, Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo: «Il settore orafo italiano ha evidenziato nel 2021 una straordinaria capacità di reazione: dopo il crollo del mercato subito nel 2020, il settore ha conosciuto un boom di vendite che ha portato, unico tra i comparti del Sistema Moda, a recuperare interamente quanto perso durante la pandemia, raggiungendo livelli record delle esportazioni. Tali risultati sono il frutto dell’ottima competitività degli operatori italiani e degli investimenti fatti negli scorsi anni per valorizzare l’elevato livello di know-how e di creatività che da sempre caratterizza il settore in Italia. Il conflitto in corso crea nuove incertezze nello scenario: al di là del peso sul nostro export di Russia e Ucraina, peraltro limitato a 36 milioni di euro (lo 0,5% dell’export del settore, di cui 25 milioni di Russia), sicuramente le imprese dovranno fare i conti con un incremento del prezzo dei preziosi, tradizionale bene rifugio, e con consumatori più prudenti, in particolare sui mercati europei. Le opportunità su altri mercati, in primis Stati Uniti e Cina, sembrano, al momento, meno compromesse, seppure in un quadro che resterà incerto».

Federica Frosini, Editor in Chief VO+

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